MUSEO PRIVATO BELLINI

 
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Maestro Leonardesco
Maestro Leonardesco (sec. XV)



 

A Firenze - e in molte altre città d'Italia e del mondo - dovunque s'incontrino amatori colpiti dal fascino spirituale delle antichità, appassionati collezionisti di oggetti d'arte, persone interessate agli avvenimenti estetici e finanziari del mercato artistico, basta pronunziare questo nome - "i Bellini" - perché l'immaginazione facendo un volo di qualche metro o di qualche centinaio di chilometri si ritrovi sulle rive dell'Arno dantesco, davanti alla dimora "Palazzo Bellini", o vada a raggiungere, attraverso la poesia dorata delle colline, i grandi alberi, le vecchie pietre e la massa severa del castello di Marignolle.
E' qui che vivono "i Bellini" in antica intimità con i fondi-oro, i capolavori degli artisti del Quattrocento e del Rinascimento, le ceramiche lumeggiate di Mastro Giorgio da Gubbio, i piccoli "brozi" di Donatello, del Filaree, di Tiziano Aspetti o del Riccio, le arcaiche sculture lignee. E' qui che si incontrano "i Bellini" circondati dai festoni policromi robbiani, gli arazzi della Manifattura Medicea, le casse nuziali decorate in pastiglia, le austere cattedre, le aggraziate savonarole, le credenze, le fratine, le cassapanche, gli specchi,: oggetti creati, nei secoli, da artisti e artigiani toscani che, pur non avendo un marchio di fabbrica, nondimeno firmarono le loro opere con l'inimitabile e inconfondibile eleganza della linea e della decorazione.

I Bellini: ovvero una "dinastia", una grande e antica famiglia, appassionatamente legata alle creazioni artistiche e del passato, una galleria universalmente conosciuta, un antiquariato nobile e raffinato, fedele ad una linea classica, che non si lascia sedurre dalla moda passeggerea dell'oggetto curioso, né attirare dalle facili seduzioni del bric-à-brac.
Uno sguardo sapiente e amoroso, unito a quel gusto raffinato che fu appannaggio degli uomini del Rinascimento, ha saputo scoprire, in luoghi vicini e lontani, velati dalla polvere dell'abbandono, oggetti di grande importanza: ed ora lo stesso sguardo li ammira, nelle belle sale di Lungarno Soderini, con l'emozione - fatta di amore e di passione - dei veri antiquari, che, prima di essere mercanti, sono amatori e collezionisti, "malati" d'arte e di antichità.
Una folla di fantasmi, un mondo di tempi lontani, rivive in un fantastico arredamento, tra pareti degne di un museo, e risuscita un glorioso passato: qui un affresco della Scuola di Giotto, là un busto di Donatello, un ritratto del Tintoretto, una Madonna dei Della Robbia, un bronzo di Giambologna, una ceramica di Xanto Avelli da Rovigo, un arazzo gotico, un armadio scolpito dal Sansovino.

I Bellini erano antiquari nel XVIII secolo; oggi questi due nomi sono legati a importanti cariche nel mondo degli antiquari italiani (associazioni, sindacati, mostre), ma il giornalista che ha spesso occasione di passare le frontiere e che - ad una mostra di Delft, a una vendita di Londra, o in una galleria antiquaria parigina "rive gauche" - si trova spesso incaricato di riportare in patria "tanti saluti a Mario o Luigi", "i Bellini" del tempo d'oggi - dimentica facilemte le loro cariche o i loro titoli.
Di Luigi Senior è quasi superfluo parlare: fu una specie di "sovrano" nell'ambiente dell'antiquariato italiano, in un'epoca in cui l'Italia, e Firenze in modo particolare, poteva vantare queste dinastie di antiquari attivi, studiosi, preparati, che erano anche collezionisti, amici degli storici, dei critici d'arte, dei compratori illuminati, dei direttori dei musei e delle gallerie europee e americane. Sono una moltitudine coloro che, un po' ovunque, parlano dei Bellini. Infaticabili scopritori di capolavori antichi che restituivano alla vita e sapevano valorizzare, non dimenticavano peraltro l'arte contemporanea. Sostenitori infatti (con le mostre di Palazzo Ferroni) di numerosi artisti moderni di cui alcuni gli restano debitori del primo riconoscimento pubblico, del primo scalino della loro ascesa.

I Bellini non sono mai riusciti a separarsi da Firenze e dalla riva dell'Arno. E proprio per l'Arno, per il glorioso fiume dantesco, combatterono una delle più grandi battaglie; per quel gioiello, cioè, del Ponte a Santa Trinita, che la guerra aveva distrutto e che loro volevano ricostruire "dov'era e com'era", con l'appassionata fermezza di cui parlò il mondo intero.
I Bellini hanno raccolto l'impegno di mantenere alta la prestigiosa tradizione familiare e sono infatti attivi promotori, organizzatori, collaboratori di esposizioni di grande livello, di moltissime iniziative artistiche e commerciali. Essi hanno ereditato le inquietudini, gli amori, gli entusiasmi, le passioni, che fiorirono in tutti i tempi sulle rive dell'Arno presso coloro che sono conosciuti come "i Bellini".

   
   
     
 
 
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